Quadro legislativo
Innovazioni al processo tributario
Legge 18 giugno 2009, n.69 - in vigore dal 04/07/2009
( pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2009 - Supplemento ordinario n. 95 )
In sintesi
Riduzione dei tempi dei processi
Modifiche anche a favore della difesa
Riduzione dei termini per l’appello
Sanatoria
Decreto legge 6 luglio 2011 n. 98, in vigore dal 6 luglio 2011
(convertito in legge 15 luglio 2011 n.111 in vigore dal 17 luglio)
Sanatoria entro 30/11/2011, pagando un importo agevolato
Contenziosi fiscali fino a Euro 20.000,00.=
La chiusura riguarda tutti gli atti impositivi, compresi gli avvisi di accertamento ed i provvedimenti di irrogazione delle sanzioni.
Note a margine
La sanatoria intesa nei termini di cui sopra, non può ritenersi esaustiva in ordine ai problemi contingenti che sono di tutta evidenza.
Va integrata con uno strumento che può fare la sua parte quando si intende porre mano alla “Riforma fiscale” nel suo complesso.
E lo strumento del concordato fiscale esteso a tutti i contenziosi pendenti ha una sua specifica funzione.
Codesto, quando è finalizzato a creare i presupposti per una nuova cultura fiscale, và utilizzato dalle Istituzioni nonostante posizioni contrapposte o fonti, sia pure autorevoli da cui provengono,
perché :
primo, codeste anche se legittime, non possono essere di ostacolo, data la finalità sopra citata, ed alla straordinarietà della situazione attuale che ne giustificano il ricorso;
secondo è in ogni caso foriero di liquidità;
terzo se ben articolato è anche con un atto conciliativo che si può facilitare il corso del processo attuativo della riforma fiscale in senso generale.
Questionari
Quanto ai “Questionari” attraverso i quali l’Amministrazione finanziaria, intende proporre domande su una serie di spese personali, ecc., l’argomento sarà ripreso più avanti.
Pro memoria: Da leggere l'inserto periodico del "Il PUNTO" a commento di alcune schede inserite nel Blog.
PREMESSA
PREMESSA
L'idea è quella di fornire una visione di argomenti:
- Istituzionali
- Tecnico operativi
INTRODUZIONE
Lo scopo di questo Website è quello di divulgare, attraverso una selezione argomenti che rientrino tra le tematiche a fianco indicate con l'utilizzo di programmi di intelligenza artificiale, segnatamente i sistemi esperti a reti neurali.
L’utilità dei risultati di questa tipologia di ricerca è stata da me riscontrata nei processi gestionali dell'impresa, sotto il profilo economico giuridico, ambito nel quale ho approfondito le mie conoscenze svolgendo la libera professione rivolta alle aziende ed in pari tempo "docenze", attività tutte che ho cessato anni or sono.
L’obiettivo quindi è quello di presentare del materiale che possa suscitare qualche interesse.
Dott. Gianpietro Rigamonti
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sabato 1 ottobre 2011
sabato 13 agosto 2011
"FENOMENO”SPECULAZIONI FINANZIARIE OVVERO LAVORARE SU QUELLO CHE NON C’E’
Se non si capisce dal titolo a cosa mi riferisco, ne dò qui la spiegazione.
Si sostiene, quando il lavoro c’è, che per evitare gli incidenti occorre una maggiore regolamentazione.
Quindi il corollario dovrebbe risultare che una volta messo mano alla normativa si avranno meno incidenti.
Se questo teorema è valido lo si applichi anche ai mercati finanziari.
Li si regolamenti meglio e cesseranno le turbolenze.
Ma le cose non sono esemplificabili in questi termini quando si argomenta intorno a queste tematiche.
A differenza dell’impresa e di chi lavora (fattori produttivi), se c’è crisi, non c’è lavoro e c’è disoccupazione, mentre per chi si occupa di materia finanziaria non è un problema se il lavoro non c’è perché esiste un surrogato che si chiama “speculazione”.
In questa area che non produce beni e servizi per vendere, come quelli dell’impresa, risulta che ci sono addetti che operano, non di rado, allo scoperto.
Per costoro, la competitività ed il libero mercato non sono un problema.
Invece, domanda, qualità del prodotto, prezzo a volte ribassato per portare a casa
almeno il costo per una serie di eventi sui quali non è il caso di dilungarsi sono, fra gli altri, problemi per l’impresa .
E parlando ancora di quelli guarda caso sostengono, per quanto attiene gli strumenti finanziari, non è un fatto sporadico, che quando utilizzano il ribasso lo fanno a fronte di situazioni contingenti (quindi a loro dire per un problema che c’è).
In conclusione quando il lavoro non c’è, chi ha potuto risparmiare qualche euro deve intaccare i propri risparmi, a differenza di chi invece aumenta la propria ricchezza e dispone di patrimoni mobiliari ed immobiliari, sui quali sarebbero opportune delle verifiche da parte di coloro che hanno il potere di farle, ammesso che questo potere sia ancora disponibile.
Servono interventi normativi basati su criteri di giustizia ed equità. Interventi normativi che, a parte gli “incidenti sul lavoro” oggetto di tutela (mi si consenta l’eufemismo), tutelino la classe più debole, senza ulteriori aggravi e ove necessario, dato che c’è una parte sulla quale non incidono più di tanto, ci si rivolga a codesta, ai suoi componenti, in breve, alla classe “privilegiata” e la si chiami a contribuire ed al rispetto, ove risulti disatteso, delle regole con maggiori controlli.
Si sostiene, quando il lavoro c’è, che per evitare gli incidenti occorre una maggiore regolamentazione.
Quindi il corollario dovrebbe risultare che una volta messo mano alla normativa si avranno meno incidenti.
Se questo teorema è valido lo si applichi anche ai mercati finanziari.
Li si regolamenti meglio e cesseranno le turbolenze.
Ma le cose non sono esemplificabili in questi termini quando si argomenta intorno a queste tematiche.
A differenza dell’impresa e di chi lavora (fattori produttivi), se c’è crisi, non c’è lavoro e c’è disoccupazione, mentre per chi si occupa di materia finanziaria non è un problema se il lavoro non c’è perché esiste un surrogato che si chiama “speculazione”.
In questa area che non produce beni e servizi per vendere, come quelli dell’impresa, risulta che ci sono addetti che operano, non di rado, allo scoperto.
Per costoro, la competitività ed il libero mercato non sono un problema.
Invece, domanda, qualità del prodotto, prezzo a volte ribassato per portare a casa
almeno il costo per una serie di eventi sui quali non è il caso di dilungarsi sono, fra gli altri, problemi per l’impresa .
E parlando ancora di quelli guarda caso sostengono, per quanto attiene gli strumenti finanziari, non è un fatto sporadico, che quando utilizzano il ribasso lo fanno a fronte di situazioni contingenti (quindi a loro dire per un problema che c’è).
In conclusione quando il lavoro non c’è, chi ha potuto risparmiare qualche euro deve intaccare i propri risparmi, a differenza di chi invece aumenta la propria ricchezza e dispone di patrimoni mobiliari ed immobiliari, sui quali sarebbero opportune delle verifiche da parte di coloro che hanno il potere di farle, ammesso che questo potere sia ancora disponibile.
Servono interventi normativi basati su criteri di giustizia ed equità. Interventi normativi che, a parte gli “incidenti sul lavoro” oggetto di tutela (mi si consenta l’eufemismo), tutelino la classe più debole, senza ulteriori aggravi e ove necessario, dato che c’è una parte sulla quale non incidono più di tanto, ci si rivolga a codesta, ai suoi componenti, in breve, alla classe “privilegiata” e la si chiami a contribuire ed al rispetto, ove risulti disatteso, delle regole con maggiori controlli.
martedì 26 luglio 2011
COSE D'ALTRI TEMPI
Sarà capitato a qualcuno parlando con un amico o conoscente di trattare l'argomento risparmio
e di sentirsi rispondere che per vivere tranquilli la scelta era quella di voler essere garantiti: bisognava sottoscrivere BOT CCT CTZ (debito pubblico).
In parole povere il risparmiatore si fidava del suo debitore.
Cose d'altri tempi.
Oggi non si parla di risparmio e di debitori.
Oggi si parla di sopravvivenza, di creditori, di chi fa salti mortali per arrivare alla fine del mese.
Sarà bene che il debitore “Stato sovrano” non dimentichi coloro che per tanti anni gli hanno dato fiducia.
Quando il sistema è in crisi è luogo comune sentir dire che si è speso troppo.
Che tutti hanno speso troppo.
Ma un discorso generalista non porta da nessuna parte.
Se l'esempio viene dall'alto il primo che ha speso troppo non è forse lo Stato? Basti leggere l'entità del disavanzo (debito) pubblico .
Quanto ai cittadini ad essi o per lo meno a una parte di essi viene loro imputato di avere tenuto un tenore di vita alto rispetto alle loro possibilità.
E siccome per un motivo o per un altro lo “ Stato sovrano “ non manca attualmente di strumenti di controllo dei propri “sudditi”, ritiene che l'automezzo, qualche elettrodomestico, un televisore, un computer, un cellulare, una vacanza o in alternativa un pasto al ristorante, siano indici di benessere, quanto il riposo settimanale o il tempo libero.
Mentre restano marginali, la salute, il lavoro, la sicurezza sul lavoro ed altro……
Non è un'utopia quando si afferma che se non si lavora non si guadagna e quindi non si spende.
Ma non è forse lo “Stato sovrano“ che deve assicurare il lavoro? Qual è il suo grado di autonomia?
Perlomeno in questo contesto ben vengano dall’U.E. i pareri quando esprimono opinioni su una determinata questione, come pure le raccomandazioni che pur non obbligatorie, sono propositive e cosa importante, rispetto ad “altri”, non alimentano turbolenze sul mercato.
Come mai non si promuovono le esternalità?
Non basta che il legislatore svincoli lo sviluppo tecnologico dalle proprie leggi, favorendo il libero mercato, occorrono anche interventi strutturali tesi ad accelerare la produzione.
Il lavoro per vivere è un bene sociale, vivere senza lavoro è vivere senza futuro.
Quanto ai pensionati costoro non sono una casta. Sono persone che hanno contribuito alla crescita dello Stato con il loro lavoro, con i propri sacrifici, con i propri risparmi.
Cose d'altri tempi.
L'aforisma chi tace acconsente è già di per sé aleatorio quanto il silenzio.
Ma in un mondo globalizzato gli eventi non a caso raggiungono un grado di imprevedibilità che possono sfuggire di mano anche ai “Potenti”.
martedì 2 febbraio 2010
LA CODIFICAZIONE DELLE NORME
Se si esamina attentamente l'attività del legislatore emerge, dalle schede di consultazione compilate, che il continuo proliferare in sede legislativa, comporta poi difficoltà nell'applicazione delle norme.
Dovere quindi di un buon legislatore è quello di intervenire ponendo mano non solo alla semplificazione dei procedimenti, ma anche alla codificazione delle norme, decreti e quant'altro a codeste collegate, in particolare quando regolamentano una singola fattispecie.
Dott. Gianpietro Rigamonti
Dovere quindi di un buon legislatore è quello di intervenire ponendo mano non solo alla semplificazione dei procedimenti, ma anche alla codificazione delle norme, decreti e quant'altro a codeste collegate, in particolare quando regolamentano una singola fattispecie.
Dott. Gianpietro Rigamonti
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E la "premessa" e "l'introduzione" a questo sito le ritengo sufficentemente esaustive.
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